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28 novembre 2017

DIARIO DI UN'EDUCAZIONE 11 - UN AIUTINO

Diario di una educazione – 11 Un aiutino Come sapete la nostra serva è una vera stiticona. Fino a che resta sotto il materno controllo della Oberschwester le cose bene o male funzionano ma capita anche diversamente. La nostra serva deve seguire Madame in un breve viaggio, dovrà occuparsi del trasporto bagagli ed assistere Madame durante numerose presentazioni di diapositive, durante un congresso. Inutile dire che si sommeranno il “cambiamento d’aria” , di cibo ed abitudini, le interminabili impegnative ore passate al telecomando di un proiettore, attenta a presentare le diapositive giuste durante i Talk di Madame. Insomma, da tre giorni la nostra serva è completamente bloccata. Durante la mattinata inizia a dolere la pancia ed un feroce mal di testa la tormenta. Madame si accorge del problema della propria ancella. Ora Madame è una padrona esigentissima nei confronti della serva ma ha un profondo lato materno. Nell’impossibilità di far risolvere il problema alla Oberschwester è Madame che si incarica della bisogna. In un breve intervallo la serva, provata dai propri dolori, segue Madame nella più vicina “pharmacie”. Un brufoloso ragazzotto serve al banco una discreta coda di clienti. E’il loro turno, Madame fa cenno alla serva perché chieda il necessario, ma la serva avvampa, la nostra serva è anche una timidona. E’allora Madame che parla al giovanotto, indicando la serva e spiegando diffusamente il problema, facendo avvampare sempre di più la poveretta. Il commesso chiede ad alta voce lumi al farmacista, in breve tutti i presenti sanno del problema della serva. Madame ha chiesto, intanto, il rimedio più efficace. Non vuole perder tempo per somministrare un efficace “lavement”, serve qualcosa ad effetto immediato, la serva deve tornare in forma “maintenant”. Il titolare si avvicina al commesso, una scatoletta tra le mani: ”microlavements glycérine”, chiede qualche ulteriore precisazione a Madame. Sì, la serva è proprio un caso “très difficile”, la scatoletta viene riposta ed appare una capace bottiglietta di “Glycerine”. Ora il farmacista prende da uno scaffale un pacchettino e mostra l’oggetto a Madame: si tratta di una specie di grossa siringa, che però non ha l’ago ma ha una grossa cannula. Con questa è possibile iniettare una quantità ben maggiore. Con un pennarello viene appuntata sulla bottiglietta la raccomandazione “donner chaud”. Finalmente, una volta pagato, la serva segue Madame fuori dalla farmacia. La serva è paonazza e sudata per la tensione e la vergogna. Ma non crediate che sia finita. Per approfittare fino all’ultimo della pausa, Madame si dirige verso i bagni femminili, trascinandosi appresso la serva. Ed è lì, in vista di tutte le utilizzatrici che la bottiglietta viene aperta e fa l’apparizione la sonda-siringa, La capace siringa viene ben riempita. Poi Madame, per ottemperare al “donner chaud” tiene a lungo la siringa piena sotto al getto di acqua calda del rubinetto. Nel frattempo numerose utenti sono passate dai bagni, non vi dico l’imbarazzo della serva. Ma ora Madame è quasi pronta. La serva viene spedita in uno dei cubicoli con l’ordine di alzare la gonna ed abbassare le mutande alle ginocchia. La porta deve restare aperta, per permettere a Madame di operare con facilità. Un paio di donne si trattengono per vedere la conclusione della manovra. La serva ha la faccia ormai color porpora. La sonda viene inserita “in situ” ben in profondità, strappando qualche lamento. Ora Madame preme con continuità sul pistone. La serva sente benissimo il getto di liquido caldo invaderla. Ora Madame ordina alla serva di rialzare le mutande e rendersi presentabile. La serva deve lavare ben bene la siringa e asciugarla con dei tovagliolini. Siringa e glicerina finiscono nella borsa di Madame, chissà che non serva una seconda dose serale. Il Farmacista è stato categorico, la serva dovrà trattenere fino a che sia possibile, ma è assolutamente impossibile che resista più di dieci - quindici minuti. Per cui Madame si trattiene nei pressi dei bagni, facendo camminare la serva avanti ed indietro. E se nei primi istanti la serva ha avvertito solo la sensazione del liquido caldo che la irrigava, ben presto avverte un nuovo calore interno che diventa ben presto un bruciore. Iniziano i primi stimoli, la serva, conscia di cosa le potrebbe accadere lì davanti a tutti, stringe ben bene. Continua a camminare cercando di fare l’indifferente, ma è chiaro a tutti che quella scialba donnetta ha dei problemi: cammina a scatti, stringendo le cosce e, a tratti si porta le mani alla pancia dolorante, massaggiandola. Ben presto si odono pure dei ben percettibili gorgoglii non mascherati a sufficienza dal brusio della folla. Madame consulta l’orologio, dieci minuti, meglio non rischiare “incidenti”. E così la serva ottiene l’agognato permesso. Si fionda nei bagni, uno solo è libero. Goccioloni di sudore sulla fronte, non ha tempo delle solite cose, verificare che l’asse sia pulita, vedere se c’è la carta igienica, chiudere la porta eccetera. Riesce a d abbassare le mutande e si siede. I rumori fanno inequivocabilmente sapere del “parto” alle occupanti degli altri bagni. Ma i guai non sono finiti. I dolori e lo stimolo continuano. La serva resta a lungo con le mani contratte sulla pancia dolorante, con gli occhi pieni di lacrime per i dolori, tanto che ad un certo punto Madame apre la porta, si accerta che la serva stia bene e le passa un pacchetto di tovagliolini lenitivi, prelevato dalla borsa in cui non manca nulla. E finalmente la serva può seguire la Signora ed assisterla nel pomeriggio. Ed in serata un inaspettato premio, la Signora si fa accompagnare a cena ed ordina per la serva un piatto appetitoso, anziché la solita immancabile zuppona da serva.

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 8/2

IL SENO DELLA PERRA
Madame Rocio si annota mentalmente di cambiare metodi di correzione per la detenuta. Poi Madame si accinge alla seconda punizione della giornata: la perra. La detenuta viene accompagnata da una Sorvegliante. Madame si accerta dello stato delle mammelle che sono ancorta gonfie e doloranti per i maltrattamenti del giorno precedente, infatti la perra si lamente fortemente già al primo massaggio di Madame. “Mia cara, oggi, come promesso, proverai lo strappa capezzoli!”. La perra si sente morire. Viene portato il solito carrello coperto da un panno verde. La perra viene fatta accomodare su una struttura di tubi di ferro, una specie di poltrona minimalista che permette di bloccare in posizione seduta il corpo della punita, lasciandone comunque accessibili le parti posteriori. Madame Rocio in persona si incarica di fissare la perra utilizzando delle fascette autobloccanti da elettricista: la poltrona è ancora in fase di studio, assieme a molti altri attrezzi fatti costruire da un abile fabbro. La perra si trova assolutamente impossibilitata a muoversi. Poi Madame palpa ed ispeziona le mammelle della perra. Mammelle che, grazie al ciclo ed ai maltrattamenti, sono ipersensibili. Un leggero massaggio con un olio profumato rende le mammelle ben lucide. Ora Madame inserisce una fascetta da elettricista in un tubicino di plastica siliconica. La fascetta viene poi allacciata alla base di un seno. Una apposito attrezzo permette di stringere la fascetta con facilità. Il tubicino di plastica impedisce che gli spigoli della fascetta possano lacerare la pelle. Madame darebbe un premio per il design all’inventore di queste fascette: economiche, di facile uso ed una volta strette non cedono assolutamente. Dal carrello appare un nuovo attrezzo: si tratta di una gabbietta lunga 60 centimetri. In testa una lunga vite, comandata da una comoda manopola. Tanto per intenderci pare un gigantesco cavatappi. Madame aggancia tre braccini, muniti di ganci alla fascetta stretta attorno alla mammella della perra. Le i braccini sono imperniati sulla vite collegata alla manopola. Proprio come in un cavatappi, girando la manopola vengono tirati inesorabilmente i braccini. La perra segue terrorizzata le manovre di Madame. Ne ha tutte le ragioni, visto che questo è il temuto stratta capezzoli! Madame verifica di aver posizionato correttamente il tutto. “Mia cara, ora iniziamo.” Poi madame inserisce un bavaglio a pallina in bocca alla perra “è per impedire che tu ti danneggi le corde vocali urlando”. Sicuramente questo non tranquillizza la perra. Poi la manopola frontale del cavatappi viene azionata. Il primo paio di giri mette bene in tensione il tutto. Madame dà una ulteriore stretta alla fascetta che sta martirizzando la mammella. Poi continua a svitare con lentezza. Il seno, lentamente si allunga esageratamente, ma la fascetta, grazie al tubicino di silicone e all’olio, tende a scivolare, impedendo che avvengano gravi danni. Lo scivolamento, però è dolorosissimo, infatti dalla bocca della perra escono urla scomposte, attutite dal bavaglio. Madame non ha fretta, si gode il momento, le inutili disperate contorsioni della perra, i goccioloni di sudore che scendono dal corpo e stanno inumidendo il pavimento. Dal capezzolo, sottoposto ad una terribile pressione escono gocce di siero e latticello. Madame controlla l’avanzamento della vite, poi dice alla perra: “coraggio siamo già a metà”, scatenando urla e contorsioni della sua vittima che ormai è all’estremo della sopportazione. Ma le urla servono a poco, l’operazione viene portata fino alla fine. Quando, finalmente la fascetta si sfila e lascia libero il seno della perra, Madame ispeziona il risultato: perfetto, se si escludono i lividi che rimarranno per una settimana, la mammella non ha subito danni irreparabili. Ora Madame si occupa della sua vittima, con tutto quel sudare ha bisogno di bere. La perra spera che tutto sia finito, invece una sorvegliante la fa bere ancora legata alla poltrona. Infatti siamo solo alla metà dell’opera, dice Madame Rocio, stringendo una fascetta sull’altro seno della perra. Madame ha deciso di stringere la fascetta molto di più. I ganci dello strappa capezzoli vengono nuovamente posizionati e la manopola frontale viene lentamente girata. Il povero seno, ricordiamo già dolorante per ragioni sue, si trova ad essere tirato esageratamente. Poi, quando la fascetta inizia a scivolare, il dolore fa muggire la perra. Al termine la perra, ancora piangente abbassa gli occhi sulle povere mammelle: a parte i lividi violacei, sono ancora sane ed attaccate al loro posto! (8/2- continua)

28 novembre 2016

TRANSFORMATION D'UNE BURGEOISE 6


TRANFORMATION D'UNE BURGEOISE 6

What did I really have to loose? My life was in shamples at the moment
with the departure of my husband. I was not working and I was financialy
independent, I had not immediate family and very few friends, as a matter
of fact most of those so called friends were my husband's friends and I
knew very well that they were going to disappear from my life. And that
was going to be an experience, probably a hard one but an experience
anyhow. And why do I have this inner excitement that is transmitting
sexual signals to my body? Do I really get a sexual pleasure out of it?

I must have blushed all over because Monique looked at me inquiringly
and asked : "What is it Pet? Do you consider my proposal? You realise
of course that by that stage there is no going back. It is either my
proposal or I am out of here and your life ."

I looked at her, took a deep breath and said : "Oui Monique, J'accepte
votre proposition!" and I continued more excited now after I said the ok :
"But how is it going to work, and we have to talk about lots of practical
matters like ...."

She stopped me with her hand : "Now let's make your acceptance more formal
and from now on I am Madame Monique, or simply Madame for you and your are
'ma femme de ménage' Marie Benedicte or simply Maria, so please repeat :
"Oui, Madame, J'accepte de devenir votre femme de menage pendant un an!"
(6-a suivre)

RUBBER GLOVES

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO / 8-1


Una interessante mattinata
Una interessante mattinata, è quella che si è organizzata Madame Rocio: le due detenute in punizione oggi assaggeranno il secondo giorno di castigo. Madame si chiede ancora quale possa essere per le proprie vittime il giorno peggiore: il primo, in cui scoprono cosa le aspetta e assaggiano le prime sofferenze. Oppure forse il secondo, in cui i dolori residui dei maltrattamenti precedenti si fondono a quelli odierni. Oppure l’ultimo, in cui i corpi ormai provati soffrono il massimo. Madame pensa che il secondo giorno sia il peggiore: i dolori si sommano tra loro e la detenuta sa che l’indomani si le cose non potranno che peggiorare.
Ma Madame non perde tempo: è ora di occuparsi della culona Fatty. Due sorveglianti accompagnano una Fatty già in lacrime. Madame Rocio quasi si meraviglia: “questa è la detenuta pericolosissima che si faceva beffe di Giudici, Direttrici e Sorveglianti? Suvvia, ci vuole un po’ di polso”.
A Fatty, a cui hanno già somministrato un buon clistere saponato ben caldo, vengono nuovamente ammanettate le mani dietro alla schiena e l’argano di incarica di tendere dolorosamente le braccia all’indietro e verso l’alto. Madame Rocio, indirizza un forte fascio di luce, per ispezionare l’ano di Fatty. Benissimo, a parte un arrossamento, dovuto alle dilatazioni, sommate all’unguento al peperoncino, lo sfintere ha sopportato egregiamente. Tempo di passare a qualcosa di più serio e doloroso.
Madame preleva da un armadio a vetri del nuovo lubrificante, di colore bluastro. Lo mostra a Fatty: “Mia cara, poiché il lubrificante di ieri ti ha leggermente irritata, oggi utilizzeremo una nuova formula, contenete allume di rocca.
Fatty ha ormai capito che quando Madame Rocio diventa premurosa è perché si avvicinano nuove e più intense sofferenze, ha anche imparato che è inutile supplicare, così cerca di restare in silenzio. Madame indossa rapidamente la mutanda su cui montare il nuovo oggetto con cui tormentare Fatty. Oggi, anziché di un pene lineare, si tratta di un tubo su cui sono montate sfere di diametro crescente. Quello che Fatty scopre presto è che, al contrario del giorno precedente, qui lo sfintere viene dapprima dilatato e poi rilasciato ad ogni sfera. Quindi, anziché un forte dolore iniziale, seguito da fastidio, qui ad ogni sfera si ha un dolore crescente col diametro ma lo sfintere duole molto anche quando la sfera è entrata e il buchetto si chiude attorno allo stelo centrale. Ma Madame non si arresta, continua a spingere e lo strazio si ripropone con la sfera successiva. Si capiscono quindi gli strilli della povera Fatty, il cui buchetto è ben presto dilatato enormemente.
Ma siamo solo all’inizio, Madame ha apprezzato i movimenti impressi al doppio pene dallo sforzo effettuato ma sicuramente non è ancora soddisfatta, inizia quindi un lento movimento di va e vieni che devasta il già provato sedere della povera Fatty. Quando, finalmente, Madame è soddisfatta ed ispeziona lo stato della detenuta, si accorge di averla portata all’estremo: lo sfintere, sia pur non lacerato, mostra alcune perdite di sangue che resistono anche all’effetto del bruciante allume di rocca.
(8/1- continua)

6 luglio 2016

30 giugno 2016

CENTRO DE DETENCION 7/3 - LA PERRA DEVE CORRERE

LA PERRA DEVE CORRERE
Ma le sventure di Fatty non ci devono far dimenticare la perra. Dovete sapere che una Guardiana ha deciso, visto che le mani martoriate della perra ci mettono un po’ a guarire, di farla correre un po’. Prima o poi, tanto, dovrà anche lei fare da pony a Madame. E così alla perra viene ordinato di correre al piccolo trotto. Ma la perra, più che un piccolo trotto fa una camminata veloce, ha un bel rimproverarla e stimolarla la Guardiana, la perra si comporta proprio male. Ovviamente la cosa viene riferita a Madame Rocio. Madame arriva rapidamente e ordina alla perra di trottare ma, fatti pochi passi la detenuta rallenta. Non è sfuggita a Madame una smorfia di dolore. Sicuramente non possono essere le mani, così la perra viene fatta denudare. Madame la visita brevemente e si rialza con un gran sorriso. Rivolgendosi alla guardiana ed indicando la perra: “Sua Signoria è indisposta, mia cara. Secondo me ha le mammelle doloranti e non riesce a trottare per via dei sobbalzi”. Mentre dice questo tormenta i capezzoli della perra con buffetti e strizzatine. La perra cerca in tutti i modi di sottrarsi al dolore, piegandosi e ruotando il busto. La cosa fa arrabbiare Madame Rocio, questa stronza di detenuta crede forse di essere privilegiata per essere venuta a letto?
E rivolta alla perra “Ma carissima, bisogna fare qualcosa per le tue tettine, ho pronti dei trattamenti che fanno al caso tuo. Sono però nell’imbarazzo della scelta, mi potresti aiutare scegliendo per me. Allora, potremmo fare “lo strappa capezzoli”, oppure “lo schiacciatette” opure “il gonfia mammelle”.
La perra si sente quasi mancare, Le tette le fanno veramente male, cosa vuol farle questa aguzzina? E poi quei nomi così minacciosi….. Ma Madame Rocio aspetta, allora la perra trova la voce per un timido “gonfia ….. mammelle”. Bene, dice Madame, allora cominciamo dal gonfia mammelle, nei prossimi giorni, poi, potremo sperimentare anche gli altri trattamenti.
Ed è una perra terrorizzata quella a cui vengono legate le mani dietro alla schiena, grazie ai ben noti bracciali di cuoio ed acciaio. Una Sorvegliante porta ora un carrello, coperto da un lenzuolino verde. Tolto il lenzuolino appaiono due lunghi cilindri trasparenti di plastica. Da un lato i bordi del cilindro sono arrotondati e ricoperti da una guarnizione morbida, dall’altro terminano in due tubetti che finiscono in uno strano apparecchio di ottone, con rubinetti e leve. Si tratta dio una pompa a vuoto manuale. Madame lubrifica delicatamente le poppe della perra con lo strausato lubrificante al peperoncino. Già così la perra sente il bruciore irradiarsi dai capezzoli. Ma ora le tette vengono infilate nei due cilindri. La Sorvegliante si mette alla pompa a vuoto e la aziona di buona lena. Madame Rocio apre, lentamente i rubinetti, l’aria viene estratta dai cilindri. Il primo effetto è che il bordo gommato, aiutato dal lubrificante, inizia a fare una tenuta ermetica. Inoltre la pressione che scende, all’interno del cilindro, inizia a far gonfiare le mammelle. Proprio il trattamento adatto alla perra, a cui le tette dolgono già per ragioni fisiologiche. Gli strilli e le suppliche della perra saturano l’ambiente. La cosa piace a Madame Rocio che prova piacere a sentire gli urli delle proprie vittime, infatti al Centro di Detencion i bavagli vengono usati abbastanza poco.
Ma non divaghiamo, ora le tette della perra hanno preso la forma dei cilindri in cui sono rinchiuse. La stessa perra, abbassando lo sguardo, vede cosa le accade. Le ghiandole si stanno gonfiando ed allungando. Il colore sta virando dal rosaceo al paonazzo, a causa del trattamento e del vuoto. Impossibilitata a sfuggire al dolore, la perra esegue una specie di balletto al rallentatore, sulle punte dei piedi.
Ora Madame Rocio ha aperto completamente i rubinetti, le povere mammelle della perra sono sottoposte a tutta la forza aspirante della pompa. Il colore delle poppe è ora passato al violaceo.
Difficile giudicare il dolore dalle urla, la perra è ormai diventata quasi afona. Posso perrò dirvi che ad un certo punto si orina addosso dal male.
Finalmente Madame Rocio è soddisfatta, per oggi può bastare. La pompa viene fermata ed un altro rubinetto permette all’aria di entrare nei cilindri. Altri dolori, dovuti alla circolazione che si ristabilisce, tormentano i seni perreschi.
E, una volta che il tormento è terminato, mentre la Guardiana sta liberandole le mani, la perra sente Madame Rocio che le dà appuntamento per l’indomani: “Mia cara, ricordami che domani devi provare lo strappa capezzoli”.
Ed è così che la perra passerà un'altra notte insonne, piangendo nel suo giaciglio al pensiero di cosa le porterà l’indomani.
(7/3- continua)

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 7/2 - TRATTAMENTI SPECIALI

Trattamenti speciali
Madame si permette una bella siesta, perfette queste usanze ispaniche. Prima di tornare alla sua pony Madame rilegge una mail firmata da “Aunt Lucy”. Questa mail contiene la richiesta di un VIP per una conversazione telefonica con Fatty.
Nella trottata pomeridiana Fatty è svogliata,. Saranno il caldo o la sete, ma non riesce a mantenere la dovuta velocità. Tanto che Madame esasperata inizia a schiaffeggiarle le tette. Per Madame, lesbica convinta è una folgorazione, colpire quegli enormi globi, sculacciare le enormi chiappe in cui la mano sembra penetrare senza fine. Madame è colta da una piacevole eccitazione: si, questa grassona merita speciali cure. Al rientro a Fatty viene permesso di bere, privilegio non da poco. Caccia la testa nell’abbeveratoio e beve, proprio come un perfetto pony.
Ed è proprio allora che una Sorvegliante comunica a Fatty che tra un ora c’è uno speciale appuntamento telefonico. Fatty mal dissimula un sobbalzo di gioia: finalmente il suo amico VIP è intervenuto. La detenuta gongola, è certa che tutti i suoi guai stanno per terminare, essere amica molto intima di un politico è sempre un gran vantaggio. Fatty medita addirittura vendette su Madame Rocio, se appena ne avrà la possibilità soffocherà quella stronza aguzzina sedendosi sulla sua faccia. Ed addirittura Fatty fa alcune mosse della “danza del tacchino”, mentre la sorvegliante la porta nello studio di Madame, dove si terrà la conversazione telefonica. Fatty entra con un malcelato sorriso di dileggio sulla faccia per la “stupida puttana bianca”, nome con cui, tra sé e sé osa chiamare Madame.
Un rapido squille e Madame risponde, poi le passa l’apparecchio. Ma Fatty sta per restare delusa: la voce al telefono è inequivocabilmente femminile. “Ehi Fatty, ti ricordi di me?” No Fatty non riconosce proprio quella voce, ed ancora: “Fatty, sono la Giudice, quella che hai osato chiamare vecchia stronza, quella che hai osato minacciare di schiacciare a morte con il tuo peso.
Mi sembri sorpresa, Fatty di sentire la mia voce. Forse ti aspettavi di sentire il Ministro XXXXX? Beh, se lo aspettavi, sappi che, dopo che ha tentato di annullare la tua condanna, gli ho spedito quelli del Tesoro. Sapessi quante irregolarità e reati hanno scoperto! E così il tuo amico XXXXX è momentaneamente in galera, ci resterà per 30 anni buoni. Ora, Fatty, veniamo a noi, devo annunciarti una cosa: Madame Rocio, mia buona amica ed efficiente Direttrice del migliore carcere Off-shore, si presterà a spiegarti che non si deve mai mancare di rispetto ad una persona anziana, ed in particolare alla propria Giudice. Credevi forse di potermi insultare impunemente, visto che stavi per essere deportata? Ti sbagliavi, oh se ti sbagliavi”. Fatti cerca di farfugliare qualcosa ma Madame Rocio ha già ripreso il telefono e prosegue una fitta conversazione. Due Sorveglianti accompagnano fuori la detenuta, la prima fermata è l’infermeria. Una infermiera pratica a Fatty un primo clistere da un litro. Se queste sono le punizioni “speciali”, niente di cui preoccuparsi, si dice Fatty. Ad evacuazione avvenuta, l’Infermiera, non soddisfatta del risultato pratica alla detenuta un secondo clistere, con abbondante sapone. Questa volta da due litri. Ora, visto il pancione di Fatty ci vorrebbe ben altro per farla preoccupare. Ma, una volta che si è scaricata Fatty scopre che le Sorveglianti hanno pazientemente aspettato, non è un buon segno, la aspetta dell’altro.
Ora la detenuta che viene accompagnata nel budoir privato di Madame. Qui giunte le Sorveglianti spogliano Fatty. Ai polsi vengono allacciate spesse polsiere di cuoio rinforzato con acciaio. Le polsiere allacciate dietro la schiena. Il cavetto di acciaio di un piccolo argano sollevatore elettrico viene attaccato alle polsiere di Fatty. Le viene anche messa una sbarra che collega le caviglie, tenendole allargate tra di loro. Le Sorveglianti lasciano così Fatty: in piedi ma resa completamente inerme, poi, in base agli ordini ricevuti, se ne vanno.
Fatty viene lasciata lì legata ed impotente per una buona ora, a chiedersi che cosa le stia per succedere. La disillusione, nel sentire le parole della Giudice, è stata grande. Non solo, ora Fatty è veramente preoccupata, cosa si saranno dette Madame e la Giudice, che castighi la attendono, a cosa servivano i due clisteri?
Non meravigli l’ora di attesa, Madame Rocio, da buona psicologa, sa benissimo che l’attesa di una spietata punizione fa male quanto, se non di più, della punizione stessa.
Improvvisamente si sente un rumore di tacchi avvicinarsi, sta per arrivare Madame Rocio! Madame guarda a lungo, senza parlare, il sovrabbondante corpo di Fatty. Poi: “Bene, mia cara, come avrai capito io faccio sul serio. Ora vedi di eseguire tutti i miei ordini, se non vuoi che la tua situazione peggiori ancora di più. Madame si avvicina ad un attaccapanni, ed inizia a togliersi la mise di cuoio bianco. Al di sotto appare della raffinatissima biancheria intima. Ora Madame si toglie anche le mutande. Fatty segue muta la scena. Da un capace cassetto Madame ha preso uno strano oggetto, di plastica morbidissima, fornito di larghe comode cinghie. Madame indossa con facilità questa strana mutanda. Ora Madame prende una scatola in cui trovano alloggio numerosi strani oggetti, alcuni falliformi, altri bitorzoluti ed infine tre costituiti da sfere di diametro crescente, unite tra loro, come fossero alberi di natale. La sfera più grossa, in assoluto, è grossa come una boccia, un diametro incredibile. Madame prende la minore delle appendici falliformi e la avvita saldamente alla propria mutanda. Pare che Madame Rocio abbia un pene in erezione, e di buone dimensioni!
Madame si avvicina a Fatty ed inizia ad accarezzare a piene mani le poppe e le natiche che la hanno incantata. Mia cara, ti chiederai che cosa io abbia indossato: è una mutanda di gomma che sostiene un doppio fallo: uno è al mio interno, l’altro, che può essere cambiato con varie misure, è destinato al tuo culetto. Fatty resta di sale, mai si sarebbe immaginata in quella situazione. Ed ora Madame Rocio prende un largo contenitore da cui preleva abbondante pomata lubrificante di colore arancio. La spalma sul pene destinato a Fatty. Mentre la guarda con sguardo assatanato. Fatty inizia ad agitarsi, ma ora Madame Rocio aziona l’argano, sollevando all’indietro i polsi di Fatty, costringendola così a piegarsi in avanti. L’argano non si ferma, torcendo dolorosamente le spalle di Fatty e costringendola a stare sulle punte. Madame sa benissimo che, data la mole di Fatty, non è possibile sollevarla in questo modo senza gravi danni, peccato, era uno dei metodi preferiti dall’inquisizione. Ma il messaggio è arrivato a Fatty che si lamenta del dolore a gran voce e promette che se Madame rilascia solo un pochino la corda, starà buona. E così Fatty può appoggiare le piante dei piedi a terra. Ma ora Madame passa a lubrificare il buchetto di Fatty che, ricordiamolo, è comunque piegata in avanti e con le caviglie ben allargate. Ed ora Fatty sente il pene di plastica premere sul suo sfintere. La reazione è quella di stringere disperatamente. Ma la cosa fa arrabbiare Madame che prende nuovamente il comando dell’argano. Le braccia di Fatty vengono nuovamente messe in tensione. Il messaggio viene ricevuto e la detenuta rilassa un po’ lo sfintere. L’intrusione è umiliante e dolorosa. Ben presto Fatty sente un terribile bruciore che aumenta costantemente. Se andassimo a vedere la provenienza della pomata arancione spalmata sul fallo, che viola il culone di Fatty, scopriremmo che è costituita da un ottimo lubrificante per usi medici, mescolato ad una buona percentuale di peperoncino in polvere! Ha ragione la povera Fatty di strillare!
Per fortuna Madame Rocio impiega per “sverginare” il buchetto un fallo lineare, per di più di piccolo diametro. Se Fatty soffre così già con questo non riesco ad immaginare cosa le succederà con gli “alberi di natale”, dove lo sfintere viene stirato e rilassato a dismisura, da ognuna delle sfere di dimensioni crescenti.
Ora guardiamo la detenuta, come ricordate è lì piegata in avanti. Piange come un vitello e non ha alcuna possibilità di ripulirsi, cola lacrime e “moccio”, insomma è ridotta proprio “una vera chiavica”. Ma il suo martirio odierno è solo all’inizio, Madame ha apprezzato moltissimo le vibrazioni trasmesse dallo sfintere violato di Fatty, decide così di proseguire nella dilatazione, usando un fallo di maggiori proporzioni. Nuova spalmata di abbondante lubrificante al peperoncino. A Fatty viene lasciato un quarto d’ora per riprendersi, finalmente può stare eretta, sia pur sempre con le mani bloccate dietro la schiena. Madame passa una spugna umida sul viso, ripulendola un po’. “Ti avevano descritta come una dura, invece ti stai dimostrando un budino”, scherza Madame con la sua vittima. Niente viene invece fatto per lenire e ripulire il povero buchetto della detenuta.
E gli strilli di Fatty alla successiva introduzione sono definibili come “strilli di una gallina spennata viva”. Ma anche stavolta il supplizio deve durare fino a che Madame Rocio non ha goduto a dovere dei tremiti e movimenti trasmessi dal sistema del doppio pene di gomma.
Solo allora Madame fa portare dell’acqua in cui galleggiano dei pezzi di ghiaccio e permette a Fatty di praticarsi un buon bidet riparatore. E Fatty si sente dare l’appuntamento per tutti i giorni della settimana seguente. Come hai visto, mia cara, abbiamo ancora molte cose da fare, è la frase di Madame Rocio.
E’ una Fatty distrutta e scontrosa, quella che verrà riportata in mezzo alle altre. Per la vergogna non vorrà confessare alla proprie complici di “essere stata inc…. dalla direttrice”
(7/2- continua)

29 giugno 2016

CENTRO DE DETENCION MADAME ROCIO 7/ 1 - UNA NUOVA PULEDRA


Una nuova puledra

Avevamo momentaneamente tralasciato le vicende Fatty. Torniamo a vedere come se la cava. Sono le ore 6.00, ora dell’adunata, in cui le detenute debbono tassativamente avere riordinato i giacigli ed essere schierate, nella fresca aria del mattino. Allo sguardo della “marescialla” delle sorveglianti, che sta rimirando il perfetto quadrato disegnato dalle detenute che devono disporsi “a distanza di un braccio sia dalla detenuta avanti che dalle detenute ai lati”, non sfugge una grassona che con ben 15 minuti di ritardo, cerca di unirsi alle detenute inquadrate. Un colpo di fischietto, seguito dalle urla belluine della Marescialla, obbligano la colpevole a farsi avanti: è Fatty. La ritardataria cerca di farsi piccola, la testa e lo sguardo abbassati a terra. Resta ferma, in atteggiamento umile e si sorbisce la sfuriata della marescialla. Le viene ordinato di fare 100 piegamenti sulle braccia. Fatty si mette nella posizione regolamentare, ma, data la sua mole, non riesce a completarne neanche i primi 10. Questo le costerà un turno come pony. Il difficile è trovare una divisa gommata di punizione per una tale panzona, le sorveglianti rimediano infilandole un grande e spesso sacco della spazzatura nero e stringendoglielo addosso con alcune cinghie allacciate molto strette. Si vede distintamente che le cinghie sono penetrate almeno 5 centimetri della ciccia di Fatty. Un sacco più piccolo sostituisce il cappuccio. Fatty, come tutte le grassone, gronda già di sudore e non si è ancora mossa. Nel frattempo Madame Rocio è giunta. Viene portato il calesse e a Fatty viene messo il morso. I finimenti la collegano indissolubilmente al calesse. Data la pericolosità della detenuta, le vengono messe delle manette, collegate da una corta catena. In questo modo la detenuta non potrà in alcun modo cercare di rivoltarsi. Madame Rocio non è preoccupata di questo, invece pensa che la puledra, coperta dagli strati di grasso, non sentirà lo scudiscio, fa quindi applicare alle mammelle di Fatty degli elettrodi, in modo da poterle inviare dolorosissime scariche, per costringerla ad ubbidire. Si sono intanto fatte le 10, il sole scalda moltissimo, in particolare all’interno dei sacchi di plastica nera che insalamano la puledra. Ma ora Madame Rocio prende posto sul calesse. Una leggera scossa segnala alla detenuta l’ordine di partire. Ma Fatty è dura di comprendonio, cammina con un passo lentissimo, ci vogliono numerose scariche elettriche per farle capire che deve andare al trotto. Passa una decina di minuti. Fatty ha completato il primo chilometro, il trotto è decisamente troppo lento ma Madame Rocio ha tutto il tempo che vuole. Fatty, dal canto suo è ormai cotta, il sudore scorre ed entra negli occhi, a causa delle mani incatenate non può neanche sfregarsi gli occhi. Ma questo è il minore dei problemi, Fatty ha un fiatone terribile, non riesce a respirare bene, stretta dalle cinghie. Il cuore batte affannosamente, ormai è sull’orlo dello svenimento. La puledra fa ancora alcuni passi e poi crolla miseramente svenuta. Madame Rocio non si scompone più di tanto, lascia alla sua vittima qualche minuto di riposo e poi preme con nonchalance un pulsante della centralina. Una doppia scossa attraversa i capezzoli di Fatty che rinviene istantaneamente. Può darsi che fingesse. Madame tiene premuto il pulsante per interminabili secondi, mentre dalla sua vittima, impedita dal morso, si alza un muggito. E presto la corsa riprende. La cicciona ora corre con tutte le sue forze, ma è destino che oggi le cose non vadano bene: si inciampa e cade rovinosamente sbucciandosi le ginocchia. La cosa non impensierisce Madame che aumenta l’intensità della scossa. Fatty salta in piedi come un grillo e riprende a trottare. Un primo giro della proprietà è stato terminato. La puledra è ormai ridotta male. Madame Rocio decide di rientrare per il pranzo. Riprenderà con comodo nel pomeriggio. Quanto alla puledra, che aspetti in piedi sotto al sole, è l’ordine lasciato alle sorveglianti, assieme al permesso di abbeverarla alla latrina. 
(7/1- CONTINUA)